

Leandro Giribaldi presenta, per la rassegna Wim Wenders

PRIMA DEL CALCIO DI RIGORE
(Die Angst des Tormanns beim Elfmeter, 1972)
REGIA: Wim Wenders
SOGGETTO: dal romanzo omonimo di Peter Handke
SCENEGGIATURA: Wim Wenders, Peter Handke
FOTOGRAFIA: Robby Müller
MUSICHE: Jurgen Knieper
PRODUZIONE: Produktion 1 im Filmverlag der Autoren
INTERPRETI: Arthur Brauss, Kay Fischer, Erika Pluhar
Durante una partita di calcio il portiere Bloch (Brauss) si scaglia contro l’arbitro e gli avversari in una veemente protesta. Viene espulso e subito dopo comincia a vagare per Vienna, in un apparente deragliamento dalla realtà. Conosce la cassiera di un cinema, ci passa la notte insieme e poi, senza motivo, la uccide.
Dopo il bianco e nero di Summer in the City (1970), esercitazione finale della Scuola Superiore di Cinema e Televisione di Monaco, Wenders gira Prima del calcio di rigore, il suo primo lungometraggio professionale a colori, grazie all’amicizia con lo scrittore austriaco Peter Handke, già famoso, il quale gli offrì il soggetto del suo romanzo prima ancora di terminarlo.
Questo permise a Wenders di ottenere i finanziamenti dalle televisioni tedesche e austriache. Benché piuttosto fedele al romanzo di Handke, sia nello spirito sia nella trama, Wenders opera tanti piccoli spostamenti nel concatenarsi dei fatti e nell’adattamento al mezzo cinematografico, che ne fanno già un film perfettamente wendersiano.
Il protagonista del film assomiglia a molti personaggi dei successivi film di Wenders, affetti da incomunicabilità e scarsa adesione alla realtà esterna. In una scarna trama poliziesca (secondo Wenders il film voleva essere un omaggio al “suo maestro” Hitchcock, ambientato in un diverso contesto) da sottolineare l’attrazione/repulsione verso l’America e il cinema americano (l’abbigliamento giovanile, i flipper, i juke-box): “Mentre giravo Die Angst mi resi conto che non ero un regista americano, che pur amando il modo di mostrare le cose del cinema americano, non ero capace di ricrearlo, perché avevo in me una grammatica diversa. Di qui il conflitto, in ogni inquadratura…”
L. Giribaldi