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VERMISAT sabato 4 ottobre ore 18:00


Rassegna Mario Brenta

VERMISAT (1974)

REGIA: Mario Brenta

SOGGETTO: Mario Brenta

SCENEGGIATURA: Mario Brenta, Piero Murgia

FOTOGRAFIA: Dimitri Nicolau

MUSICHE: Nicola Piovani

PRODUZIONE: Carlo Tuzii per Eucarpia Film – RAI

ORIGINE: Italia; DURATA: 85′

INTERPRETI: Carlo Cabrini, Maria Monti, Antonio Baessato

Dopo essersi curato in ospedale per la tubercolosi, Luigi Tagrana, anzi Tagrana Luigi, un emarginato dell’hinterland milanese, riprende il suo vecchio lavoro. Per sbarcare il lunario l’uomo rovista nei fossi e nei fiumiciattoli intorno a Milano per cercare dei vermi da rivendere. Ma si tratta di una merce che ormai “non interessa più a nessuno”, come gli dice il negoziante con il quale commercia.

Mario Brenta, dopo essersi impiegato in vari ruoli nel cinema fra gli anni Sessanta e i primi Settanta (aiuto regista, assistente di produzione, ecc.), ed aver realizzato alcuni cortometraggi e documentari, sente che il momento è giusto per esordire con un lungometraggio.

Gli capita sotto le mani il libro “Milano, Corea”, un’inchiesta sugli immigrati, con interviste, testimonianze, ecc. Viene colpito da un raccontino di poche righe in fondo al libro che si intitolava appunto Vermisat, la brevissima storia di un raccoglitore di vermi, immigrato dalle campagne lombarde nella Milano tumultuosa di quegli anni. Brenta decide di scrivere una sceneggiatura da quel breve spunto e in poco tempo riesce a realizzare il film.

“Avevo pensato – racconta Brenta – di affidare il ruolo del protagonista a Pier Paolo Pasolini. Lui avrebbe anche accettato, senonché doveva girare Il fiore delle mille e una notte e rinunciò. Mi rivolsi allora a Carlo Cabrini che aveva girato I fidanzati con Olmi perché già da allora la mia idea era: niente attori professionisti.” È un esordio fulminante, Vermisat viene selezionato per il festival di Venezia e la critica francese acclama Brenta, accomunando il suo stile ad Antonioni e Bresson.

L. Giribaldi

Premio “Saint Vincent” Opera Prima – 1975
Premio Speciale della Giuria
Festival Internazionale di Valladolid
(ex-aequo con “Prima Pagina” di Billy Wilder)
Laceno d’Oro
Festival Internazionale Cinematografico Avellino 1975

RASSEGNA STAMPA

Vermisat è il nome di un uomo che non possiede nulla, nemmeno un nome. In dialetto lombardo è il nome di un uomo che non ha altre risorse per sopravvivere se non vendere vermi – o il proprio sangue. Un dimenticato della civiltà industriale.

Mario Brenta ha fatto un film semplicemente eccezionale. Di un’intelligenza, una coerenza e un rigore estetico esemplari. Bisogna vedere Vermisat, e farlo vedere.
Pascal Mérigeau (La Revue du Cinéma – Image et Son)


Il rigore di uno stile che ricorda Antonioni e Bresson, l’implacabile nudità delle immagini, accrescono l’impressione di vuoto e di orrore. Un film che turba nel profondo le nostre coscienze; proprio per questo dobbiamo trovare il coraggio di andarlo a vedere.
Jean de Baroncelli (Le Monde)


Un poema lucido e sconvolgente sulla miseria nascosta sotto il “miracolo” industriale di questo nostro secolo. Da non perdere.
Henry Chapier (Le Quotidien de Paris)


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