
RASSEGNA 1925
introduzione e commento di L. Giribaldi

IL TRIO INFERNALE (The Unholy Three, 1925)
REGIA: Tod Browning
SOGGETTO: dal romanzo di Clarence Aaron “Tod” Robbins
SCENEGGIATURA: Clarence Aaron “Tod” Robbins, Waldemar Young
FOTOGRAFIA: David Kesson
PRODUZIONE: Metro Goldwyn Mayer
INTERPRETI: Lon Chaney, Mae Busch, Matt Moore, Harry Earles, Victor McLaglen
ORIGINE: USA; DURATA: 86’
Durante un’esibizione di fenomeni da baraccone il nano Tweedledee (Earles) viene deriso dagli spettatori e lui si vendica colpendo un bambino al volto con un calcio. Si scatena un parapiglia con conseguente irruzione della polizia. Il ventriloquo, professor Eco (Chaney), stanco della vita grama del circo itinerante, propone allora al nano e all’uomo forzuto (McLaglen) un piano…infernale.
Tod Browning (1880-1962), vero veterano di Hollywood, aveva iniziato la propria carriera cinematografica come attore. Notato nel 1913 da Griffith mentre lavorava in teatro, aveva recitato poi in vari suoi cortometraggi ed anche nel kolossal Intolerance (1916).
Passato alla regia nel 1917 non dimenticherà mai la sua prima passione che aveva esercitato fin da giovanissimo, dopo essere scappato di casa, cioè il circo. Il trio infernale infatti, primo capolavoro di Browning, prefigura le atmosfere e i personaggi inquietanti di Freaks (1932), vero campione del cinema maledetto.
Già da questa sua prima incursione cinematografica nell’universo circense, Browning fa trasparire la sua simpatia per i diversi, per i reietti banditi dalla società dei “normali”, i quali ricreano una loro bizzarra e sinistra famiglia. Nel Trio infernale spicca la prova di Lon Chaney, l’uomo dai mille volti, il quale collaborerà con Browning in una decina di film, impegnato anche qui in un funambolico travestimento.
E il trait d’union tra i due film è proprio il nano Earles, che sarà il protagonista di Freaks. Il fascino bizzarro de Il trio infernale, aiutato da alcuni trucchi, come lo scimmione gigantesco ed il nano interprete del bambino di famiglia, ne favorì il grande successo.
L. Giribaldi